Il Soldato e la Vestale.

Era di Vesta il tempio,nella Roma antica, epoca che tutti sanno e conoscono dai libri di Storia. Ma questa storia non ebbe mai gloria né citazione a causa della vergogna e del disonore per aver rotto il patto ed antico giuramento. Lei,di timido candore aveva lo sguardo che lanciava fugace con un sospiro a  quell’eroe delle gesta gloriose. Lui, che conosceva sangue e furore e delle battaglie aveva il destino. Fu quando L’imperatore per una sentita minaccia di invasioni straniere dietro suggerimento della moglie devota a Vesta Dea della Purificazione volle la guardia rinforzare. Mai ella conobbe uomo,giovinetta fu condotta presso l’altare,fu iniziata alla modestia e all’elevazione dello Spirito,a Vesta dedicata, lei che in se aveva lo Spirito Puro e la modestia. Quale delicatezza,quale fragilità e quale pudore in quei tratti fini, in quell’incedere silenzioso presso l’altare. Lui che delle battaglie conosceva la polvere e le ferite,che di donne conosceva quelle mercenarie che in se aveva una sicura forza e non conosceva commozione,la vide con il suo sorriso ed il pudore di chi non conobbe mai il mondo e la corruzione di feste e banchetti. Il giuramento lui fece alla legione e l’onore era sacro, la sua vita era di ordini a cui obbedire ciecamente,senza chiedere mai nulla.Lei giovinetta il voto fece e non doveva disobbedire ormai tutta la sua vita a Vesta era dedicata e il Sacro fuoco era la sua ragione di devozione, il suo tempo ed il suo amore erano per quel fuoco La sera quando le ombre di allungavano e la fiamma mandava i suoi suggestivi bagliori, il soldato stanco ed infreddolito desiderava avvicinarsi a quel fuoco per rubare un po’ di calore per le proprie stanche membra. Non poteva,regola voleva che non si avvicinasse mai ad alcuna Vestale, neanche a quella dallo sguardo sì dolce che emanava soave candore. Ma la vestale dal grande Cuore,non poteva restare a vegliare il fuoco sapendo il soldato infreddolito. Solo un muto sguardo per l’invito ad avvicinarsi al fuoco,in fondo che male ci sarebbe stato,nessuna regola infranta se il fuoco poteva servire a scaldare il soldato, la Dea ne sarebbe stata felice, un soldato romano avrebbe avuto un po’ di conforto, in fondo difendeva le sue ancelle. Con modi un po’ bruschi da guerriero fiero il soldato si avvicinò,non voleva mostrare la debolezza delle sue membra ma il freddo di quelle notti non era un piacere,meglio una battaglia con coraggio che ore fermo presso un tempio. Anche se la visione di quella fanciulla aveva da giorni corroso qualcosa. Cosa era accaduto a lui così insensibile ormai a tutto?,lui si poneva mille ragioni e da soldato preparava strategie,alla vita era pronto. Questo era quel che aveva creduto. Solo da qualche giorno sostava per le guardie davanti al tempio e già si sentiva sconvolgere dentro alla vista della fanciulla. Si sentiva ardere un fuoco del tutto simile a quel Sacro fuoco che la fanciulla doveva vegliare. Ella vedendolo la sera si abbandonava a pensieri,ad emozioni che mai aveva provati e di cui non conosceva il nome, ma che le accadeva?Mai vista la forza ed i muscoli in quel luogo, mai visto quel rigore,si era luogo Sacro ma con le altre fanciulle si cantava e la vita era soave. Sguardo fiero aveva quell’uomo e nelle battaglie chissà quante cose aveva veduto,ma la tenerezza,quella non l’aveva mai conosciuta. La ragazza quante volte si sentiva prendere da paure,da incertezze ed anche se serena desiderava sicurezza. Fu quello sguardo fugace ad avvicinare i due mondi,a dargli legame. Occhi che parlavano,si cercavano anche se proibito. Quante cose in quello sguardo desiderio di proteggere la Donna e ricerca di quelle braccia per farsi cullare. Ma una promessa,un pegno, un giuramento,un voto. Non poter parlare,non poter osare tanto. Se fossero stati scoperti così vicini era la morte,la persecuzione,il disonore. Che fare?no povera fanciulla,il soldato non voleva violare quel tenero fiore,quella purezza. Timida lei non poteva chieder nulla,che solitudine tra quelle mura,neanche il  calore del fuoco poteva riscaldarla dal suo freddo interiore. Da lì a poche ore lui sarebbe andato a dormire e lei doveva restare ancora presso il Sacro fuoco. Come la notte precedente lei ne avrebbe sentito il vuoto,avrebbe ricordato i fugaci sorrisi…. Lui lungo il tragitto per raggiungere la residenza dei soldati avrebbe ripensato a come lei fosse bella,delicata,che pensieri indegni gli giungevano, si doveva trattenere,era la fanciulla una vestale e non una donna di facili costumi. Da lì a poco sarebbe finito il turno e sarebbe stato sostituito,che tristezza presagiva. Ancora un po’ vicino al fuoco, a quell’ora nessuno se ne sarebbe accorto. Se solo potesse stringerle le mani,null’altro! Come ad intuire il pensiero del soldato,con molta indecisione la fanciulla si avvicinò a lui, con lo sguardo basso e pieno di vergogna,un passo ancora,sarebbe stata vicinissima … D’improvviso un grido si levò nella notte,non era neppure soffocato,forse sarebbe stato meglio! Vergogna,disonore,scandalo,non si capì bene il motivo del grido,in realtà nulla era ancora accaduto, la fantasia a volte precede i fatti. Forse se la fanciulla avesse solo leggermente allungato una mano poi i desideri che ardevano avrebbero fatto il loro corso o il soldato avrebbe retto il giuramento a Roma ma contro se stesso ed il suo volere. La legge era chiara al riguardo e questa volta la legge era Divina per Vesta e terrena per il soldato. Condannati!!Torture,supplizi, che cosa li attendeva? Quel grido era una condanna,un’accusa più forte della coscienza. Non doveva perdurare,si doveva far tacere… Fu un attimo ,uno scatto,fu zittito dal pugnale del soldato quel grido,era di un’altra vestale,tutti sarebbero accorsi per qualcosa di non compiuto,non ancora aveva sfiorato quella mano. Sangue,l’urlo della ragazza,paura. Basta,una sola cosa ora, fuggire nella notte, nascondersi,cercare riparo. Prese per mano la ragazza intontita e confusa e con lei fuggì nella notte. Nessuno ne seppe nulla,non se ne volle parlare e non entrò mai nella Storia.

 

 

 

 

 

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