La Principessa degli Arcobaleni
La piccola Alice era triste nel suo lettino d'ospedale,ancora analisi l'aspettavano,
era la terza volta e non comprendevano il motivo
della sua febbre.Il suo sorriso si era ormai spento e anche la nonna
non riusciva più ad inventare storie nuove per farla sorridere di nuovo.
La bambina pensava ai suoi giochi rimasti a casa,ai suoi libri e al suo gattino
Fiocco in attesa,nessuno poteva restituirle la voglia di sorridere.
Quella notte faceva molto caldo e la Fata Azzurrina come al solito
non aveva più con sé la polvere d'arcobaleno,senza quella polvere magica
le sarebbe stato difficile fare la sua magia più bella!
Era dunque necessario andarla a prendere nella boscaglia poco lontana,
erano anni che lo gnomo Piermagù le forniva la polvere, personalmente
raccolta nei giorni dispari di pioggia all'alba di un sogno.
Decise quindi di prendere la bacchetta e di indossare il mantello color nottedistelle,
uno strano ed inaspettato vento l'attendeva all'imbocco
del quarto albero senza chioma,strano in quella stagione un simile vento,non ci pensò troppo
e s'incammino sulla soglia di casa dove la sua fedele colomba l'attendeva.
Era perfetta per una fatina delle sue dimensioni,tra quelle morbide piume si sentiva ben accolta
e aveva un'ottima visuale, con difficoltà,a causa del vento, potè raggiungere la casa-albero dello gnomo
che era felice di rivederla,per lei faceva brillare i suoi occhietti intelligenti.
Sulla stufa bolliva uno strano miscuglio dall'odore dolciastro. una semplice stanza scavata
nella corteccia di un robusto tronco,con la sua vocetta quasi infantile lo gnomo fece accomodare
la Fatina e le offrì una tazza bollente di elisir del sogno. Cominciarono a chiacchierare allegramente
mentre con movimenti veloci lo gnomo cercava qua e là degli oggetti colorati: polveri,stoffe,fiori che
mai appassiscono e boccette di pagliuzze dorate. Dopo aver messo in un cestino il contenuto variopinto,
andò a prendere da un piccolo armadio chiuso,con una grande fettuccia arcobaleno,un frammento di essa,
emanava una strana luce,si era una luce speciale,era un frammento di arcobaleno magico!Con un sorrisone sdentato
lo gnomo disse che quel frammento di arcobaleno era magico: in grado di restituire il sorriso e la forza
a chi ne avesse bisogno ma che solo un cuore puro poteva tenerlo con sé e farlo crescere.
Chi avesse avuto un frammento di quell'arcobaleno e lo avesse donato con il cuore sarebbe stato
in grado di dare il sorriso. Poi con affetto e la gote arrossate per l'emozione lo regalò a
Fata Azzurrina che sorrise dolcemente stampando un grosso bacio sulla fronte ormai calva
dello gnomo di centoquarantasei anni. Aveva apprezzato quel nuovo e interessante regalo
e poiché lei era una Fatina che amava aiutare gli altri era già intenta a pensare a chi potesse darne,
lo pose con cura nel sacchetto dei sogni,precedente dono di Piermagù e dopo aver preso
le varie boccette,polveri e magie colorate,disse che era ora di andare.
Colombina attendeva paziente,scocco un bacio sulle dita allo gnomo e volò via!
Il vento turbinava,era difficoltoso quel viaggio e mai era stato tanto complicato.
Sapeva che ci sarebbe riuscita,solo che afferrarsi forte era difficile.
Colombina era stanca di combattere contro Padre vento,voleva che lei si
fermasse a riposare. Compresa l'esigenza, la Fatina affermò che avrebbero sostato,
in basso erano visibili delle luci, sicuramente ci sarebbe stato un luogo adatto alla sosta.
La piccola Alice era in preda alla febbre, si agitava e non si accorgeva della finestra aperta
stanza, un colpo di vento più forte l'aveva spalancata e la nonna dormiva.
Sentì un po' di solletico su una guancia e solo dopo un po' comprese che una strana donnina
le stesse parlando, possibile che fosse così piccola?Poteva essere alta come il suo pollice
ed era molto carina in quel vestito nero scintillante, non si comprendeva bene se fosse una
bambina o una donna adulta,la guardava con dolcezza e le ripeteva qualcosa che lei non
comprendeva bene, aveva uno strano fagottino colorato che luccicava.
La bambina si stropicciò gli occhi credendo fosse una visione, poi, con fatica si sedette
e comprese che non lo era e cercò di ascoltare quella vocina appena udibile.
Aprì la mano e l'avvicinò alla strana creatura che ci salì sopra.
Si sentiva strana con quell'esserino in mano, con delicatezza l'avvicinò
all'orecchio ed ecco che finalmente Azzurrina le disse Ciao piccola!
Mi sapresti dire come fare per raggiungere le colline dorate? La
bambina sorrise, pensò che se quello era un sogno era sicuramente il
più bello che avesse mai fatto, si schiarì la voce e affermò che lei
era piccola e che non conosceva bene le strade, volle sapere come
quella piccola donnina fosse giunta presso il suo lettino
d'ospedale. Quando Azzurrina seppe che la piccola Alice era ammalata
e che non se ne comprendesse la ragione,raggiante le affermò che
aveva proprio con sé un rimedio efficace. La bambina si aspettava di
vedere uno sciroppo amarissimo o qualche altra medicina non troppo
accetta. Con grande stupore vide striscette di luce colorata danzarle intorno, erano veramente capaci di rischiarare tutta la stanza,
la gioia negli occhi della bambina era pari a tutti quei meravigliosi bagliori.
La fatina le affermò che quello era solo un frammento d'arcobaleno e che per avere sempre colori splendidi doveva far sorridere gli altri e regalarne un po' con cuore puro.
Troppa era la gioia della bimba che saltellava sul letto continuando a sorridere! Dopo aver riposto la fatina sul cuscino accanto a sé le cantò una canzoncina insegnatale dalla nonna dicendole di cantarla alle altre fatine amiche.
Con commossa tenerezza la fatina la ringraziò e si avvio verso la finestra dove Colombina era come il solito in paziente attesa, era stata una giornata splendida per lei pensò, se non ci fosse stato il vento quella
notte non avrebbe mai conosciuto una bambina tanto dolce e non avrebbe potuto donare l'arcobaleno.
La mattina dopo Alice non aveva più la febbre, raccontò alla nonna stupita,della sua amica Azzurrina e le fece vedere il suo prezioso dono, alla vista dell'arcobaleno la nonna si commosse molto perché
le venne in mente quando lei da piccola aveva avuto in dono da uno gnomo di nome Piermagù un arcobaleno per averlo aiutato a sollevare un sasso che gli ostruiva il cammino.
La nonna disse alla bambina che dovevano andare per tutto l'ospedale a donare pezzettini di arcobaleno ad altri bambini.
Alice e la nonna fecero il giro dell'ospedale raccontando la storia di una piccola fata che si chiamava Azzurrina e di uno gnomo che regalavano arcobaleni.
Da quel giorno anche a scuola la piccola Alice venne chiamata da tutti con un nome speciale: Principessa degli arcobaleni.