La Principessa del sorriso


“ Quello che nasce dentro è un piccolo miracolo che nessuna avversità può mai fermare La giovane Sabine apri gli occhi,da dove provenivano quelle parole? Chi le aveva pronunciate? La sensazione che provava la stava avvolgendo, una strana calma,sembrava che tutto fosse illuminato da una luce irreale,eppure prima di addormentarsi era tanto triste,sola,aveva freddo e non aveva vestiti adatti per quel clima,presto l’inverno sarebbe giunto e forse questa volta anche la neve. La neve,da quanto tempo non ricordava una nevicata dolce, che fosse una magia,ora la neve sarebbe stata solo capace di farla tremare fin dentro le ossa,mangiava troppo poco per potersi scaldare. Quanto tempo era passato da quando da piccola la nonna la coccolava e le raccontava storie magiche,quelle storie che dipingono di magia i pensieri e fanno illuminare il cuore,poi si avvicinava ai vetri e alitava, faceva vivere quelle storie disegnando sul vapore i personaggi, le sembrava di vederli lì fuori al buio .Quella casa era piccola ma conteneva tanto amore e la nonna era l’unica persona che poteva prendersi cura di lei. Loro,lei e la nonna non potevano permettersi quei lampioni che erano presenti nelle strade dei ricchi,la notte la strada non era mai troppo sicura e lo sapevano anche se non ne parlavano mai. La nonna preferiva raccontarle di sogni e cose fantastiche di cose che solo un cuore bambino può raccogliere,le tiene strette e le fa volare in un cielo limpido perché ci crede e quando si crede tutto accade. Ora invece non conosceva più l’odore dei sogni e la nonna lasciò solo tristezza e vuoto il giorno che morì .Lei,ragazzina senza nessuno dovette mettere da parte ogni gioco,ogni sogno per imparare a sopravvivere. Non era sola,altri ragazzini avevano il suo stesso destino: piccole cose da trascinare in una giornata,pochi abiti,poco cibo e poche parole,piccole ossa leggere che facevano chilometri alla ricerca di qualche buon cuore che lasciasse qualche spicciolo. Sabine della nonna aveva un ricordo indelebile e poiché aveva un sorriso talmente bello da illuminare il volto,la cara nonna la chiamava “Principessa del sorriso”,quello era il suo piccolo dono,un tesoro che malgrado le avversità,le ferite che la vita aveva inciso non aveva perduto,sapeva che la nonna sarebbe stata orgogliosa di lei perché con quel suo sorriso sapeva prendersi cura dei più piccoli del gruppo. Tutti bambini con la stessa sorte,età diverse,alcuni piccolissimi ma con gli stessi occhi grandi e smarriti,lei,Sabine era più grande ed aveva avuto l’amore della nonna,sapeva raccontare storie fantastiche e sapeva far addormentare chi aveva paura del buio .La notte erano i cartoni trovati per strada a coprirli. Al mattino era il suo sorriso a scaldarli. Quel mattino sentì che sarebbe accaduto qualcosa di diverso,forse quel sogno, quelle sensazioni strane. Ma cosa poteva mai accadere a dei bambini che non interessavano a nessuno? Ma non volle farsi domande,la giornata era appena cominciata e bisognava abbandonare quel luogo prima che li cacciassero, dovevano raggiungere la fontana ad un paio di isolati per potersi lavare. Fu lei a svegliare tutti con una canzone,poi concesse la magia di un suo sorriso e i bambini cominciarono a stiracchiarsi e ad illuminare il volto per quel sorriso che accarezzava l’anima. Era rassicurante ricevere quella silenziosa carezza,sapere che Sabine non li avrebbe lasciati. Era il momento di andare,tutti in fila cominciarono a muovere i primi passi verso la durezza della giornata. Erano stanchi ma non lo avrebbero detto per far vedere che potevano resistere a tante prove,che erano come giovani eroi, gli stessi delle storie di Sabine,quelli che sfidavano ogni avversità con il coraggio di leoni. Poi la tristezza,il desiderio di un abbraccio stretto che cancellasse tutte le paure lo nascondevano dentro come un segreto. Clara quel giorno aveva voglia di visitare i quartieri che le guide turistiche non avrebbero mai mostrato,Matteo suo marito era come lei, quando visitava un nuovo luogo voleva vederne tutti gli aspetti, non avrebbe mai permesso di restare fermo ai luoghi “ per turisti”. Erano arrivati da tre giorni invitati da un amico che lavorava da anni per quella terra,per la sua popolazione,per chi era dimenticato. Pensarono di farsi portare con un taxi ma chiamarono prima Antonio, volevano essere guidati. Dopo circa un ora il taxi accoglieva i tre amici,erano giunti nelle strade più squallide ma era quello che volevano. Angoli sporchi,odori repellenti e un grigiore che sembrava avesse inghiottito i colori di quei luoghi,ecco dunque la realtà,quello che la gente è costretta a vivere mentre a chi viene da fuori mostra cose che illudono, distanze nette tra questo mondo e quel paradiso artificiale. Clara era una giornalista,sapeva che era in questo modo,lo stesso aveva visto in altre città,non era mai fuggita inorridita ma desiderava,seppure per poco,conoscere quella verità e riflettere su quello che poi la circondava, era una lezione senza paragoni. Lei era maturata moltissimo da quando aveva perduto la sua unica figlia,sapeva che non poteva averne. Accadde in un attimo. L’autista distratto da un riflesso di sole proveniente da una finestra aperta non si accorse di quella bambina magra,sorridente e con un aria sognante…troppo tardi,stava attraversando la strada e a nulla servì frenare. Clara con un sussulto nel cuore apri la portiera della macchina, scese di corsa seguita dal marito incredulo e dall’autista che urlava contro quella creatura,Antonio era inebetito. Clara stesa a terra sorreggeva la testa della bambina,per fortuna era stata presa di striscio,i piccoli compagni di Sabine singhiozzavano e non sapevano che fare senza i suoi sorrisi che accarezzavano. Sabine era scivolata in uno strano torpore,ancora quella voce,quelle parole “Quello che nasce dentro è un piccolo miracolo che nessuna avversità può mai fermare” Ecco, ora vedeva un bellissimo Angelo che le accarezzava i capelli,le sorrideva pronunciando quelle parole,si sentiva meglio e sorrise,quando aprì gli occhi vide una donna che le parlava,le sorrideva e la chiamava per nome. Come conosceva il suo nome? Le sembrava di vedere nella donna qualcosa di familiare ma non comprendeva, non sapeva. Seppe dopo due giorni che Clara era sua zia e che quando sua madre scappò con suo padre li cercò per tutto il paese e che il suo lavoro la teneva lontana,la zia la riconobbe per quel suo sorriso identico a quello della madre, per quei modi,per la dolcezza. Giunse l’inverno e la neve da dietro i vetri era uno spettacolo, Sabine e i suoi “ fratelli” dalla casa di Clara potevano vederla, era il momento delle storie che ancora poteva inventare per loro, poi,tutti insieme si andava a giocare. Non pensava che il suo sorriso potesse permettere ad una donna di riconoscerla e ringraziava ogni giorno il suo Angelo per esserle stato sempre vicino.

 

 

 

 

 

 

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