Il Paradiso dei giocattoli

Un giorno un bambino volle immaginare un luogo dove tutti i giocattoli non venissero dimenticati, dove la polvere non li avesse corrosi e dove, quei bambini cresciuti , afferrati all'orecchio di un orsacchiotto, con ancora il ricordo di una bambola stretta in petto, solo perché il tempo era trascorso, solo perché si era diventati "adulti" e non si poteva più cercare il compagno di giochi, il conforto contro le paure, quale era per quel giocattolo. L'inesorabile destino era di essere stato utile per ore liete, magari a sacrificio di capelli, braccia, orecchie , pur di sapere che aveva reso migliore il tempo a quei bambini,ma il bambino non riusciva a comprendere perché , per tutti quei compagni di fantasie, di sogni abbandonati dovesse esistere la dimenticanza. Si immaginò allora che tutti quei giocattoli mutilati, dimenticati, tutte quelle bambole, ormai irriconoscibili e gettate via da genitori stanchi di vederli come "disordine" nella vita dei figli, potessero avere il loro Paradiso, fu così che si propose, con pazienza di imparare a ricostruirne , pezzo per pezzo , la dignità perduta. Quel bambino da "grande", perché grande era il suo cuore, decise di raccogliere tutti i giocattoli possibili: ai mercatini, nei posti più improbabili e dimenticati e, poiché la notte non riusciva a dormire, di impiegare quel tempo per lavare, pettinare capelli, cucire e dipingere , incollare e risistemare ogni parte e far rivivere, per il Paradiso, ogni giocattolo che, con la sua piccola anima lo chiamava. Il dono magico che una piccola dea dagli occhi di giada volle fargli per la sua generosità e per quella dolcezza fu il suo sorriso che incantava gli occhi ed il cuore di chi la vedesse, si perché era il vero sorriso della sua anima bambina.

 

 

 

 

 

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