< Lampi improvvisi >

- Pensieri estemporanei traccia di un percorso interiore -

Attaccamento ed imperfezione


Attaccamento ( brama) ed aspettative
camminano vicine; ma da cosa nascono? Dal credere
determinante il giudizio degli altri, la loro accettazione
di quel che siamo. Avere affetti, provare il senso di perdita,
commuoversi è del tutto naturale; ma sarebbe
un eccesso se credessimo di non essere capaci di continuare
ad avere valore per quel che siamo; per le nostre qualità
che sono sempre lì, seppure non venissero riconosciute; se
pensassimo che la nostra vita finisse qualora nessuno si accorgesse di noi.

Spesso per piacere agli altri, per quell'insicurezza interiore
che ci caratterizza non sappiamo fare piccole cose per noi stessi;
comprare un CD che ci piace, vedere un film o cercare spazi
per noi stessi, che ci permettano di vivere e non solo di essere
al servizio delle altrui aspettative. Anche noi ci attendiamo qualcosa
dagli altri, convinti che, se nulla arriva forse non siamo meritevoli
di attenzioni; ma molte persone sono distratte, non significa che noi
perdiamo per questo il nostro valore; perchè tentare di accontentare
tutti rinunciando al nostro modo di essere? Ma ci conosciamo realmente;
sappiamo mettere da parte i condizionamenti e manifestare quello che realmente siamo?

Spesso chiediamo ad altri quello che, in realtà è in noi ma temiamo di svelare per timore
che non sia approvato. Il legame più profondo è quello dell'amore; credere ad esempio
che una persona lontana sia perduta è solo illusione; non è forse con noi attraverso
i pensieri o meglio i sentimenti? Non siamo forse uniti anche se non la vediamo o non ne
ascoltiamo la voce? Possibile che abbiamo bisogno di questo aspetto per annullare
il timore di perderla?

Magari si desiderano dimostrazioni continue relativamente all' essere il fulcro
della sua vita e non ci accorgiamo che siamo noi stessi a mettere in moto
la nostra insicurezza. Non vogliamo più cogliere le eventuali difficoltà
che si possano originare in un momento di silenzio nel quale invece
attendavamo che si venisse ricolmanti di attenzioni.

Ecco che questo meccanismo nasce dalla nostra insicurezza - la mente comincia a
congetturare aspetti che non credevamo di generare- gelosia, rabbia, senso di abbandono e
quello che era un sentimento d'amore, di condivisione e gioia ...Diventa sofferenza.

Non siamo forse noi ad averlo alimentato?
Se invece gioissimo nel " qui ed ora" per il bellissimo momento in cui siamo accanto alla
persona amata, in cui avviene lo scambio e ne vivessimo ogni attimo cogliendolo nel suo
significato e nella sua interezza; senza pensare al prima - a quello che ha fatto, per
quanto tempo non si è avuta occasione d'incontro ( per gli impegni del quodidiano)- o al
dopo - a quando ci si potrà vedere ancora, se sarà un momento piacevole - o peggio, al
fatto che potremmo perderla se non siamo come lei vorrebbe; magari ci modelliamo " a sua
immagine" per sfatare questo timore; saremmo capaci di " cogliere l'attimo" e trasmettere
serenità ed intensità in quello che stiamo vivendo?

In questo è presente la consapevolezza dell'impermanenza che accompagna a - gustare- la
vita per il tesoro che è capace di offrire. La felicità è cosrituità da attimi; a noi
l'opportunità di raccoglierli. Se restiamo incatenati alle nostre paure non faremmo altro
che avvelenare ogni rapporto, a tenere lontano da noi stessi quello che siamo realmente.
Se non attraversiamo il tunnel del nostro timore non potremmo vedere la luce che ci
attende alla fine di esso e la nuova capacità di saper amare quello che siamo:
con l'accettare le nostre umane imperfezioni e quelle degli altri, ai quali spesso
gettiamo addosso rabbia perchè ci delude il fatto che non siano perfetti come vorremmo.

 

Sciogliere le ombre

Si dissipano tutte le ombre quando si comprende che non
esiste in nessun essere umano la perfezione; non possiamo esigerla in noi
stessi, così come, se leggiamo la realtà attraverso il cuore; non la
potremmo pretendere dagli altri; è pur vero però, che possiamo accogliere
il nostro cammino imperfetto; svelare i nostri timori, i sentimenti che non accettiamo e che possiamo fare lo sforzo di migliorare, anche e sopratutto tentando di aiutare gli
altri; che non significa fingere di non vederne i limiti ma tentare di
porgere la nostra presenza, cercare di cogliere da dove nasca il loro comportamento
e comprendere.
Non sarebbe costruttivo avere aspettative da chi, troppo diverso da noi,
non potrebbe cogliere la nostra mente e la nostra sensibilità; mai nessuno dev'essere il nostro bastone per camminare, il nostro specchio per riflettere un'immagine che ci piaccia; non sono gli altri lo strumento che ci faccia sentire più o meno buoni;
siamo noi che dobbiamo manifestare, in tutta onestà quel che sentiamo,
scoprire perchè lo sentiamo e da dove nascano i nostri sentimenti. Spesso prima di poterci confrontare con gli altri nacessitiamo di confrontarci
con noi stessi, per maturare, " lasciare andare" i nostri attaccamenti e le
incertezze, essere talmente gioiosi nel porgere quel che si manifesta ; senza nulla imporre fino al non avvertire alcun peso nel nostro
essere come siamo. Questo processo di trasformazione, di abbandono delle
paure ( del giudizio altrui,del non fare una cosa giusta, delle conseguenze delle nostre scelte) è la cosa più importante che ci possa accadere; un confronto che ci dia l'opportunità di essere noi stessi, quell'essenza che ci abita,
piuttosto che incarnare quanto gli altri vorrebbero vedere in noi.

E' molto difficile sciogliere condizionamenti ed aspettative, trovare
intorno persone aperte e capaci di seguire il nostro modo di essere, oppure doversi
adattare a strumenti che ci vengono offerti ma che appaiono restrittivi. Ma quando tutto scorre, neppure le domande vengono fuori perchè tutto è esattamente come dev'essere.
 

Dall'ego all'amore universale
Processo di trasformazione.

"La verità era uno specchio che cadendo dal cielo si ruppe.
Ciascuno ne prese un pezzo e vedendo riflessa in esso la propria immagine,
credette di possedere l'intera verità.

" (Mevlana Rumi, Sec. XVI)


Questa frase sottolinea la frammentarietà con cui percepiamo noi stessi e il mondo, pur convinti di entrare in contatto con qualcosa di intero ed assoluto. Dimentichiamo che le apparenze, i condizionamenti e le aspettative ci allontanano dalla nostra vera natura, mentre in realtà dovremmo imparare che nulla ha un valore assoluto, ed è necessario aprirsi agli altri per ricomporre ciò che siamo e che loro sono; senza chiuderci in una pretesa verità separata; questo è possibile solo attraverso il confronto e la condivisione.
Quando, con il nostro sforzo, tentiamo di ricomporre quello specchio, comprendiamo di essere spinti dalla necessità di salvaguardare noi stessi a discapito degli altri e possiamo, allora, cominciare a condurre una vita consapevole.
Spesso proviamo attaccamento per tutto ciò che può rappresentarci e temiamo il giudizio altrui, senza renderci conto che siamo i primi a giudicare, condizionati come siamo a percepire come negativo in altri, quanto è, invece, il riflesso di noi stessi e del nostro piccolo ego. Ma quanto investiamo per modificare i nostri atteggiamenti? Siamo consapevoli di essere la causa delle nostre proiezioni e reazioni?
Non sappiamo fermarci e non poniamo attenzione a quel che accade in noi per poterci correggere. Presi come siamo ad investire energie per la ricerca di quel che ci manca e che poi non appaga, siamo ciechi di fronte alle potenzialità che sono in noi e che somigliano a semi da curare e da far germogliare, semi che sono spesso: paura, orgoglio, rancore, attaccamento e rivalsa, ma che potrebbero essere: consapevolezza, fiducia, pace e amore.
Non comprendiamo che a ben poco serve la strenue difesa di cose illusorie che non perdurano e che siamo soggetti alla legge dell'impermanenza; quale verità resta dunque da difendere se restiamo attaccati alla personalità e ad un orgoglio inutile? Un cambiamento potrebbe avvenire se fossimo capaci di mettere a fuoco i nostri sforzi per annullare gli argini di quel piccolo “io” ponendoci in condizione di alimentare il Cuore.
Il Cuore ha sempre avuto importanza come contenitore di energie che producono apertura verso gli altri. Esso non è scisso dalla mente consapevole e soprattutto dalla volontà di manifestare unicità. Non è una mente illusa e distratta, con i suoi inganni, attaccamenti e percezioni erronee a doverci condurre. Nella scuola Dhyana, Bodhidharma affermava che non è possibile trovare la verità fuori da sé stessi e considerava la Mente-Cuore come la luce della coscienza risvegliata che è “non originata” e “senza forma”.
In noi stessi dunque troviamo l’opportunità di essere, riscopriamo il sentiero da percorrere ed il saper vivere, istante dopo istante, quella ricchezza che è già in noi ed intorno a noi e, immersi in essa, diveniamo capaci di donarla ad altre persone che l’attendono.
Rumi, autore del pensiero che ci conduce a queste riflessioni, nasce in quel sentiero che è conosciuto come la "via del cuore" o "via della purezza", in seno al Sufismo. Si tratta di un percorso mistico ed ascetico che mira alla comprensione dell’amore e della verità. Indifferentemente dal nostro cammino, tutti siamo chiamati a maturare amore e verità. Una verità da non afferrare come unica e separata, ma da ricomporre con cura, permettendo a noi stessi di porgere ad altri quel che siamo ed accogliendo quel frammento di specchio/cuore che gli altri ci possono offrire.
Che si sia credenti o che ci si tenga a distanza da un cammino religioso, l’essere consapevoli delle nostre responsabilità circa il dolore o l'allontanamento dall'unità o legame tra l'uomo e Dio, è nelle nostre facoltà, così come il compiere un percorso che ci renda soggetti attivi e capaci di trasformazione; cosa che avviene se dai nostri istinti, o sé inferiore, siamo capaci di percorrere il cammino che ci conduce a quella capacità di trasformarci in amore.
Per il Buddhismo, che non si pone domande circa la presenza divina, ma mira a trasformare il dolore tramite l'impegno consapevole libero dal vittimismo, il cammino interiore prende forma dal proprio agire in modo retto.
E’ necessario risvegliare la nostra attenzione e le nostre energie per raccogliere tutti quegli insegnamenti che possono aiutarci a migliorare. Riveste soprattutto importanza la pratica della meditazione ed un cammino che nutra la capacità di ascoltare consapevolmente per essere presenti a noi stessi, per imparare a lasciare andare giudizio, attaccamento, aspettative e tutte quelle cause che generano ignoranza e dolore. E' importante l'attenzione che poniamo al nostro respiro consapevole, l'essere capaci di presenza nel "qui ed ora" e, poiché il passato non ci appartiene e del futuro non sappiamo nulla, a che serve tenersi ancorati a questi pesi inutili? E' ora, in questo preciso istante, che possiamo respirare e prestare attenzione e mentre lo facciamo lasciamo andare le tensioni e gli attaccamenti per scoprire gioia e fiducia.
L'ascolto profondo è il mezzo che ci permette di sciogliere le nostre illusioni e smascherare gli inganni della mente; è uno strumento che porta a quella trasformazione che ci fa aprire le ali verso la vera vita.
Quando saremo in grado di offrire a noi stessi la pace interiore, dopo aver fatto cadere le aspettative e compreso i nostri meccanismi di difesa, facendo tacere la mente distratta per ascoltare il Cuore risvegliato, saremo capaci di aprire le braccia agli altri; proprio per scoprire quella ricchezza che nascondevamo per timore.
Quando amiamo, dobbiamo sciogliere ogni aspettativa e sentire che quanto offriamo è solo per la gioia di farlo; saperci condurre verso un cammino di gentilezza, equanimità e compassione per gli altri, senza fare distinzioni e senza erigere divisioni, perché siamo tutti petali di uno stesso fiore. Non è facile amare senza nulla attenderci, ma l’amore non è merce di scambio. Essere capaci di sciogliere ogni dualità, ogni diversità é portare la nostra acqua in un altro fiume per farne uno solo; non dobbiamo provare attaccamento e identificazione con un "io" o un "mio", ma essere unità, attraverso quella compassione che è dei Bodhisattva. Possiamo imparare ad inter-essere con equanimità, abbattendo tutti i muri che ci impedivano di far entrare la luce della comprensione in noi.
Quando questo accade, ci rendiamo conto che siamo entrati in una diversa dimensione dove gentilezza, accoglienza e capacità di provare compassione sono parte di noi stessi. Avvertiamo in noi quella trasformazione che ci conduce all'amore universale. Questo non si lega a religioni né a principi imposti, ma ad un’esperienza diretta da vivere con costanza.
Non smettiamo di credere nella Mente-Cuore, di vivere e di sperimentare modi per realizzarla, di essere e di respirare... quel che è in noi. Non facciamoci paralizzare dal timore perché per camminare ci vuole coraggio. Per amare ci vuole la consapevolezza di essere vivi e liberi da ogni aspettativa.
Siamo noi gli artefici del nostro presente per far fiorire il futuro nella gioia.
Un buon cammino

Riflettere e costruire

Riflettere è un passo per comprendere e costruire.
Perchè non si migliora il mondo per i propri figli? In realtà non sirende migliore neppure per noi stessi e per chi coabita in esso, seppure l'essere genitori possa fare leva per una miglore qualità della vita; questo non sembra essere sufficiente anzi a volte spinge a lavorare di più per produrre. Troppe le situazioni che fanno venire meno la fiducia, che pongono dei condizonamenti e non permettono di sentire che; nel proprio piccolo, realmente si possano avere delle soluzioni. Eppure basterebbe un controllo della qualità degli acquisti relativamente a cosa si introduca tra le proprie pareti domestiche ( ci sono più veleni in una casa che in un ambiente risaputo come insalubre), nel nostro piatto, e sulla qualità del tempo che spendiamo per " ricaricarci". Una vita che sia votata solo al lavoro, al produrre qualcosa che sia tangibile e releghi come " perdita di tempo" la lettura, una passeggiata, il contatto con noi stessi e con un dialogo amorevole con chi ci circonda; spesso producendo sforzi solo per erigere barriere; con la convinzione che le cose " astratte" contino poco, allontanando quello che possa distrarre o non coltivando dei rapporti umani costruttivi ed amichevoli per diffidenza o timore, è sicuramente un modo, non solo per seminare male nei confronti di noi stessi ma, di conseguenza per gli altri, non ultimi i nostri figli.
Uno sforzo produttivo nel cercare di non sprecare i beni; come l'acqua, il tempo, il denaro e quanto sia legato alle energie è un modo per essere capaci di collaborare con responsabilità.
Ma importante è la ricerca alla consapevolezza e alla trasformazione per migliorare noi stessi ed il rapporto con gli altri, facendo fiorire : gentilezza, compassione ed amore.
Quando avremo migliorato la qualità del nostro quotidiano, nello sforzo delle piccole cose, saremo in grado di riflettere e cogliere in cosa possiamo migliorare attimo per attimo;il nostro vivere e di conseguenza;saper proiettare serenità e pace interiore senza dualità per essere capaci di farne dono agli altri.. Ecco che si prospetta, a volte un capovolgimento di valori, un rendersi conto che piuttosto che l'accumulo di beni materiali, con conseguente stress e discutibile valore della vita, sai da preferire il rispetto e la conservazione; senza inutili sprechi dei beni esistenti e questo diverrebbe anche uno strumento ( da genitori) di educazione all'ecologia che sia capace di accorgersi di quello che abbiamo la fortuna di avere, ma senza dimenticare di alimentare il valore dell'" essere"; quello strumento che sappia farci condividere e offrire con compassione il nostro sentire.
 

Sogni e rettitudine


Tra tante realtà e tanti sogni, solo noi possiamo adoperarci
a scostare il velo dell'illusione. Non si tratta di un percorso
di solitudine, poichè nessuno è separato; ma di quella capacità
di lettura interiore - nostra e con gli altri - capace di farci
scorgere la nostra responsabilità e il nostro modo a volte erroneo
di percepire le cose; dettato da timori, attaccamenti ed aspettative;
e da ricomporre con rettitudine, per costruire qualcosa di migliore.

Sulle rotte dell'essere


Cogliere come non si debba caricare di aspettative o di retrospettive
quello che è il filo sottile degli eventi ( come siamo abituati con le congetture
della mente) in una forma dove tutto debba apparire sul piano della " spiegazione"
e del timore di non " colpire il bersaglio" perchè la logica ci imprigioni con le deduzioni
che rassicurino; è anche permettere a noi stessi di vivere le cose attimo per attimo,
nel " qui ed ora" dove tutto è essenziiale e pregno di valore, dove tutto è capacità
di convolgimento totale senza remore, dove noi stessi siamo quel tutto che ci
alimenta di significato. Rispetto al cammino che voglia cogliere una sorta di ascesa
dove un passo e concatenato all'altro, dove le orme incise siano il senso perchè
la meta è dinnanzi a noi e ci si volta indietro per meglio alimentare aspirazioni
e magari orgoglio su quanto di nuovo si sia potuto apprendere; un cammino
dove senza retrospettiva o prospettiva futura, nell'eterno presente, il vero valore
"è". Come a dire che non importa dove conduca la strada ma è la consapevolezza
di essere quella strada, di scoperta e di vita nell'essere desti il senso di quell'istante
e della sua Verità. Essere pregni di Verità non è essere superiori a nessuno,
non si deve infatti cercare una sorta di potere o dominio in scala gerarchica su nessuno,
quanto l'essere presenti a se stessi, al nascere, apparire e svanire di forme/pensiero
e sopratutto del motivo del loro nascere, dalla fonte del nostro soffrire ( per attaccamento,
aspettative, illusioni di Maya), liberarsi di queste " paranoie " è andare alla radice dei propri meccanismi mentali, assumersene la piena responsabilità ( piuttosto che rimandare o
giustificarsi su esperienze vittimistiche del passato o dare responsabilità ad altri).
Siamo noi e solo noi che progrediamo, cogliamo, raccogliamo e viviamo gli attimi,
nella speranza di saperlo fare sempre meglio, nella speranza di assumerci responsabilità
per ogni nostro atteggiamento o scelta.

Da ragazzina per me la parola " responsabilità" era un peso, infatti è stato nell'ambito
dell'educazione ricevuta che questa parola era usata ed abusata per condizionare ogni mio gesto,ogni mia scelta con la famosa spada di Damocle sul capo e metaforicamente era come essere davanti ad un bivio per ogni cosa che, spontaneamente avrei fatto ma, frenavo per valutare le eventuali conseguenze. Frutto di una pressione materna che avrebbe volentieri desiderato la " bambina" perfetta da esibire e di cui essere orgogliosa. Inutile dire che già di mio ero alquanto timida e timorosa di non ferire gli altri, con questo atteggiamento legato al sentirsi responsabile sarebbe stato maggiormente una condizione di blocco o di " senso di colpa" se avessi desiderato qualcosa di opposto alle supposte aspettative genitoriali. Devo però dire che, oltre a permettermi di riflettere prima di agire,pur non perdendo la spontaneità, con il tempo ho imparato a vedere oltre me stessa per comprendere
come altri avrebbero potuto vivere i miei atti, poi relativamente il " peso " delle responsabilità il tempo ha trasformato la mia ottica e seppure abbia poi sviluppato ( e in forma tenace) un mio carattere posso affermare che se in misura equilibrata si avesse contatto con l'atteggiamento riflessivo (che esaltato sfocia in paranoia) spesso non si avrebbe modo di pentirsi di atteggiamenti o scelte avventate che possano in seguito alimentare sensi di colpa difficili da sgretolare. Chi proietta paranoie spesso blocca azioni o desideri che vede come nocivi e crede di sentire il giudizio ronzare intorno, che altri non è che il proprio senso di colpa che come un'ombra insegue passo dopo passo.
Nel campo della psicologia rappresenta il Super- Ego, le figura introiettate dei genitori che condizionano e rendono "giudicante" ogni pensiero, spesso smontando il rispetto di sè.
Questo è lontano dai criteri religiosi o spirituali ed anzi si dovrebbe analizzare con che atteggiamento si confonda "religione" e regole morali con quella voce genitoriale troppo opprimente che spesso " mette in regola" e sminuisce il proprio rispetto di sè, spesso capita di sentirsi "buon figlio di Dio" se si è ligi alle regole ( direi rigidi nelle regole) dimenticando l'apertura del cuore. Ogni religione ( al di là di quale fosse o chi la rappresenti) coduce al trovare e manifestare Amore. Cosa improbabile se si resta rigidi nelle regole della mente e delle paranoie dove il giudizio contro di sè o problemi non risolti corrispondono anche ad integralismo ed intolleranza perchè ci si confronta in forma sbagliata, si divide con il giudizio piuttosto che manifestare compassione ed amore per gli altri (anche per se stessi).
Ecco che, nella prospettiva di un cammino interiore sarebbe utile cogliere che "vivere l'attimo" è anche allontanamento delle "colonne di Ercole" da attraversare per giungere lontano, sulla rotta della liberazione. Tali colonne sono il passato (ormai vissuto) che ci pesa addosso per le scelte, i giudizi, i rimpianti e i rimorsi, zavorra per non vivere attimi nuovi e diversi che si respirano instante dopo istante.
Il passato e il macigno che portiamo sulle spalle e potremmo lasciare al bordo della strada prima di proseguire. L'altra colonna è il futuro; non sappiamo nulla di esso eppure congetturiamo, temiamo, ci fasciamo la testa. Non pensare al futuro non significa essere nella totale incoscienza e senza un briciolo di previdenza. Non significa "Quant' è bella giovinezza che si fugge tuttavia ! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c è certezza." sulle orme di Lorenzo il Magnifico, significa semplicemente il vivere le cose per come esattamente sono al momento, senza farne spauracchi ed ombre che non ci sono. Ecco che in quest'ottica le paranoie o ombre si possono allontanare con la luce del nostro saper discernere ed osservare, non con la " mente che mente" ma attraverso il cuore che legge oltre le apparenze e vive dell'attimo e delle sue emozioni. Se volessimo cogliere quale degli emisferi cerebrali venisse risvegliato o coinvolto troveremmo ampia partecipazione dell'emisfero destro. Ma il raggiungimento del ponte e contatto dei due emisferi tra mente razionale ed emozionale sarebbe il perfetto equlibrio e il bagaglio per condividere e camminare sulle rotte dell'essere.


 Amare se stessi

Amare se stessi spesso è tacciato come egoismo, a volte è puro spirito di sopravvivenza; ma sono realmente le nostre ferite, le esperienze passate che disgregano l'immagine che abbiamo di noi stessi, allora l'amore che dovremmo avere ( insegnato dai genitori) se siamo stati trascurati potrebbe divenire rabbia inespressa oppure apatia, senso di inferiorità e la convinzione di contare poco o nulla per gli altri.

Il cammino di autoguarigione è lungo, a volte impiega interi anni o cicli prima di poter capire che valiamo; a dispetto di quello che ci hanno fatto credere, che quel vuoto che cerchiamo di riempire a tutti i costi amando altre persone; in realtà è una voce che ci chiede di amarci, apprezzarci, scoprire chi siamo e tutto quello che ci hanno fatto soffocare : sensibilità, doti da non far emergere sono la nostra essenza - va rispettata da noi stessi - e fatta rispettare dagli altri.

Il dolore che per il buddhismo è qualcosa che noi stessi generiamo e ci rende schiavi è il frutto di attaccamento, di aspettative, di illusioni: sciogliendo questa schiavitù siamo realmente liberi di essere noi stessi.

Sopratutto quanto avvertiamo che qualcosa è fonte di disagio o dolore dobbiamo cercare in noi la causa e quando bussa avere tanta gratitudine perchè è opportunità di crescita per liberarci dalle bugie della mente. E' processo di guarigione che ci da la via verso la crescita interiore; non si deve fuggire ma toccare la sua radice che spesso è più profonda di quel che pensiamo.

Aspettative

Sono le aspettative - mano che si stringe nel desiderio -
spesso a darci stringimenti di cuore;
a volte l'impazienza di vedere già il frutto
su un tenero germoglio.
Attesa e Speranza, nella fiducia che ogni seme
possa generare quel che conteneva è il nostro compito.
Il bimbo, o piccolo " io" si ancora alla personalità,
ma cogli quanto Amore sia presente in te, in chi
ha aperto gli occhi? Non pensare a quel che si possa
ricevere in cambio, semplicemente conduciti alla gioia
di saper amare.

Nascere ancora

Se si seminasse solo per raccogliere saremmo sul cammino delle aspettative;
ecco che, come il buddhismo insegna - avere aspettative è una delle cause del dolore -
Non siamo forse noi quegli individui in cerca di consapevolezza e libertà dai condizionamenti?
Pensa cosa sarebbe se noi stessi ci condizionassimo nell'agire nella prigione delle aspettative!
Se senti di amare, ama, se senti di fermarti, fermati e raccogli quell'ascolto che conduca
alle cause del tuo sentire; meditare è questo viaggio di scoperta è quell'ascolto nel silenzio
sii quello che sei e ti accorgerai allora del "se" e del"perchè" dare agli altri sia libero
o condizionato dall' aspettarsi qualcosa in cambio. L'amore è gratuito, non si chiede
nulla e pur esposti alle intemperie,alle incomprensioni, del mancato riconoscimento
di quello che sei e che doni, la vera gioia è poter essere ponte che collega la tua interiorità
con quella degli altri; non ha un vero valore l'oggetto che si offre ma cosa esso
accompagni è quella parte di te che manifesti con tutto te stesso,il seme d'amore
che nulla e nessuno potrebbe mai distruggere.

La vita non sconfigge nessuno, segue delle leggi immutabili e come tutto nasce,
poi si trasforma per morire, nella sua immutabilità,essa poggia sull'impermanenza,
sul trovare e perdere qualcosa ma malgrado questo anche il bagliore di un attimo
ha in sè il valore infinito del Tutto. Tutti siamo parte di quel Tutto/Amore ma immersi
in un Mondo che sotto il suo velo d'illusione ci fa credere che le nuvole ed il buio
durino per sempre....ma l'alba ci attende per nascere ancora.

La via della felicità

Riflettendo sul cammino della mia esperienza;
che poi si accomuna a quella di tutti; potrei cogliere, ad esempio che la Pace e
l'equilibrio si trovano se si cerca realmente, sopratutto se si è conosciuta la " crisi".
Provo ad esprimermi malgrado l'inadeguatezza ed il limite delle parole.

Ci sono tanti aspetti nella vita su cui riflettere in base alla propria esperienza; uno tra essi è la consapevolezza e come ci possa liberare la mente dalle illusioni e un altro aspetto da considerare e da accogliere per il nostro personale percorso è invece il principio dell'impermanenza.

Nella vita di tutti giorni è un continuo cambiare maschera, al lavoro, con gli amici, con la famiglia perchè ci si pone sempre nel modo che gli altri si aspettano da noi e siamo fortemente condizionati da fattori esterni, allora è veramente difficile riuscire ad essere se stessi.

Ad un certo punto non sappiamo piu' chi siamo realmente e si cade in crisi; non si trova equilibrio e tra una mente che ci sollecita e quella forza interiore che ci avverte facendoci sentire a disagio; viene meno la capacità di leggerci dentro, di manifestare quel che realmente siamo. Si pensa alla carriera, a far soldi, ad essere brillanti in ogni frangente, ma riflettendo, cercando il nucleo del nostro malessere ( che non va attribuito agli altri ma a noi stessi), si cerca sino al punto di trovare delle risposte. Sopratutto si coglie come tutto questo riflettere immagini come in una miriade di specchi e personalità non corrisponda in modo genuino a quel che siamo; nessuna di quelle sfaccettature è soggetta a perdurare.

La vita, a volte, sembra voler porre delle sfide quasi impossibili. C'è sempre una soluzione, bisogna solo trovarla:

Benedetta quella crisi; senza la quale non si coglierebbe come ci si attacchi ad aspettative, alla nostra immagine; al risultato e ci si dimentichi di quello spazio interiore solo nostro - dubbi, retto sforzo per comprendere - e volontà.
Benedetto il nostro attimo di timore per scacciare via tutte le nebbie e accogliere quel che possiamo essere:
Non sempre comprendiamo che più si cerca di aprire la gabbia (dove ci gettano i condizionamenti esterni dai quali ci facciamo illudere) e più ci sentiamo ricacciati dentro.
Sicuramente è quando troviamo l'essenziale, l'opportunità di gioire delle piccole conquiste, delle emozioni che ci fanno sentire in pace con noi stessi
che possiamo scorgere un barlume di felicità.
A noi avere la forza di " essere".

Quattro formine colorate - caleidoscopio


Riflettendo mi è venuto in mente come sia costruito un caleidoscopio; quell'affascinante illusione che ci permette di vedere quel che in realtà
non esiste. Infatti quelle che sono una manciata di formelle colorate, attraverso un gioco di specchi ( o maschere ) ci mostra figure incantevoli.

Non tutti sono consapevoli di avere una maschera e magari con atteggiamento pirandelliano pensano di essere capaci di sostenere una miriade di ruoli, un caleidoscopio che, ingannando faccia credere vero quel che appare.
Ma non si tratta che di una manciata di formine colorate che noi vogliamo " magicamente" trasformare.

Quando saremo capaci di guardare la realtà? Di cogliere che quelle quattro figure colorate sono quel che siamo realmente? Che, in fondo non sono poi tanto male anche se togliessimo gli specchi che ne moltiplichino gli attributi? Ecco, il vero coraggio non è nel saper ben truccare la maschera, quanto quello nel saperla togliere per mostare a noi stessi e agli altri : fragilità, timori, attaccamenti ed aspettative; da qui si comincia a muovere i primi passi per accorgersi che, in fondo, anche queste ombre hanno una controparte luminosa che non abbiamo mai osato cercare. Che la sensibilità, la tenerezza e quella parte che pensiamo essere fragile è solo la nostra ricchezza che temiamo.

Bellissimo essere se stessi, capire che ci accoglieranno per quello che permettiamo di mostrare e spesso con il cuore.
Sopratutto sarebbe importante cogliere che se avvertiamo l'esigenza di quelle maschere, se desideriamo una perfezione che non esiste è perchè ci giudichiamo duramente e temiamo di essere giudicati - ci difendiamo - ma a che serve difendersi quanto toccata e accolta la realtà di quel che siamo ( le quattro formine colorate) possiamo accogliere gli altri? Scoprire che dopotutto non siamo tanto male!

Poi è bello accorgerci che gli altri hanno delle sfumature che prima non sapevamo guardare, presi dal nostro recitare.
Allora perchè non arricchirsi a vicenda con le nostre diversità?

Scivoloni

Da uno scivolone all'altro, condizionati anche dalla prigionia
di credersi liberi dall'illusione ma, di fatto, essere completamente
invischiati in un nuovo condizionamento; o essere sempre nello
stesso a cui, è sin troppo facile cambiare semplicemente il nome!
Dove poggia il piede, o le mani tastano al buio è sempre un condizionamento
nuovo, ininterrotta catena, scatole cinesi o matrioska e non sai se sei all'interno;
dove lo spazio è angusto ma via, via potrebbe ingigantirsi all'infinito come la tua illusione, oppure all'esterno e come per un imbuto, lo spazio si restringe e malgrado
sembri che le illusioni perdano di consistenza ed ampiezza è anche vero
che ti si cuciono addosso togliendo il respiro.
Non è condizione facile ed infine getteresti via persino le piccole scaglie d'oro
che hai incontrato lungo il cammino credendo siano fasulle.
Non è facile fare i pionieri di se stessi.

Ed infatti non è facile e tutto si confonde e sovrappone;
intanto si deve essere puri, si deve amore per se stessi;
ma dove te lo insegnano? Dove si impara quando intorno sembra non si sappia
accordare la voce interiore a questa Musica?
Tante, troppe persone soffrono e sono confuse,
tanto lavoro e tanta strada le attende, si potrebbe solo sperare e tentare
che non scivolino e non sbaglino direzione. Che altro?
 

 

 

 

 

 

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