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< Lampi improvvisi >
- Pensieri estemporanei traccia di un
percorso interiore -
Attaccamento ed imperfezione
Attaccamento ( brama) ed aspettative
camminano vicine; ma da cosa nascono? Dal credere
determinante il giudizio degli altri, la loro accettazione
di quel che siamo. Avere affetti, provare il senso di perdita,
commuoversi è del tutto naturale; ma sarebbe
un eccesso se credessimo di non essere capaci di continuare
ad avere valore per quel che siamo; per le nostre qualità
che sono sempre lì, seppure non venissero riconosciute; se
pensassimo che la nostra vita finisse qualora nessuno si accorgesse
di noi.
Spesso per piacere agli altri, per quell'insicurezza interiore
che ci caratterizza non sappiamo fare piccole cose per noi stessi;
comprare un CD che ci piace, vedere un film o cercare spazi
per noi stessi, che ci permettano di vivere e non solo di essere
al servizio delle altrui aspettative. Anche noi ci attendiamo
qualcosa
dagli altri, convinti che, se nulla arriva forse non siamo
meritevoli
di attenzioni; ma molte persone sono distratte, non significa che
noi
perdiamo per questo il nostro valore; perchè tentare di accontentare
tutti rinunciando al nostro modo di essere? Ma ci conosciamo
realmente;
sappiamo mettere da parte i condizionamenti e manifestare quello che
realmente siamo?
Spesso chiediamo ad altri quello che, in realtà è in noi ma temiamo
di svelare per timore
che non sia approvato. Il legame più profondo è quello dell'amore;
credere ad esempio
che una persona lontana sia perduta è solo illusione; non è forse
con noi attraverso
i pensieri o meglio i sentimenti? Non siamo forse uniti anche se non
la vediamo o non ne
ascoltiamo la voce? Possibile che abbiamo bisogno di questo aspetto
per annullare
il timore di perderla?
Magari si desiderano dimostrazioni continue relativamente all'
essere il fulcro
della sua vita e non ci accorgiamo che siamo noi stessi a mettere in
moto
la nostra insicurezza. Non vogliamo più cogliere le eventuali
difficoltà
che si possano originare in un momento di silenzio nel quale invece
attendavamo che si venisse ricolmanti di attenzioni.
Ecco che questo meccanismo nasce dalla nostra insicurezza - la mente
comincia a
congetturare aspetti che non credevamo di generare- gelosia, rabbia,
senso di abbandono e
quello che era un sentimento d'amore, di condivisione e gioia
...Diventa sofferenza.
Non siamo forse noi ad averlo alimentato?
Se invece gioissimo nel " qui ed ora" per il bellissimo momento in
cui siamo accanto alla
persona amata, in cui avviene lo scambio e ne vivessimo ogni attimo
cogliendolo nel suo
significato e nella sua interezza; senza pensare al prima - a quello
che ha fatto, per
quanto tempo non si è avuta occasione d'incontro ( per gli impegni
del quodidiano)- o al
dopo - a quando ci si potrà vedere ancora, se sarà un momento
piacevole - o peggio, al
fatto che potremmo perderla se non siamo come lei vorrebbe; magari
ci modelliamo " a sua
immagine" per sfatare questo timore; saremmo capaci di " cogliere
l'attimo" e trasmettere
serenità ed intensità in quello che stiamo vivendo?
In questo è presente la consapevolezza dell'impermanenza che
accompagna a - gustare- la
vita per il tesoro che è capace di offrire. La felicità è cosrituità
da attimi; a noi
l'opportunità di raccoglierli. Se restiamo incatenati alle nostre
paure non faremmo altro
che avvelenare ogni rapporto, a tenere lontano da noi stessi quello
che siamo realmente.
Se non attraversiamo il tunnel del nostro timore non potremmo vedere
la luce che ci
attende alla fine di esso e la nuova capacità di saper amare quello
che siamo:
con l'accettare le nostre umane imperfezioni e quelle degli altri,
ai quali spesso
gettiamo addosso rabbia perchè ci delude il fatto che non siano
perfetti come vorremmo.

Sciogliere le ombre
Si dissipano tutte le ombre quando si comprende che non
esiste in nessun essere umano la perfezione; non possiamo esigerla
in noi
stessi, così come, se leggiamo la realtà attraverso il cuore; non la
potremmo pretendere dagli altri; è pur vero però, che possiamo
accogliere
il nostro cammino imperfetto; svelare i nostri timori, i sentimenti
che non accettiamo e che possiamo fare lo sforzo di migliorare,
anche e sopratutto tentando di aiutare gli
altri; che non significa fingere di non vederne i limiti ma tentare
di
porgere la nostra presenza, cercare di cogliere da dove nasca il
loro comportamento
e comprendere.
Non sarebbe costruttivo avere aspettative da chi, troppo diverso da
noi,
non potrebbe cogliere la nostra mente e la nostra sensibilità; mai
nessuno dev'essere il nostro bastone per camminare, il nostro
specchio per riflettere un'immagine che ci piaccia; non sono gli
altri lo strumento che ci faccia sentire più o meno buoni;
siamo noi che dobbiamo manifestare, in tutta onestà quel che
sentiamo,
scoprire perchè lo sentiamo e da dove nascano i nostri sentimenti.
Spesso prima di poterci confrontare con gli altri nacessitiamo di
confrontarci
con noi stessi, per maturare, " lasciare andare" i nostri
attaccamenti e le
incertezze, essere talmente gioiosi nel porgere quel che si
manifesta ; senza nulla imporre fino al non avvertire alcun peso nel
nostro
essere come siamo. Questo processo di trasformazione, di abbandono
delle
paure ( del giudizio altrui,del non fare una cosa giusta, delle
conseguenze delle nostre scelte) è la cosa più importante che ci
possa accadere; un confronto che ci dia l'opportunità di essere noi
stessi, quell'essenza che ci abita,
piuttosto che incarnare quanto gli altri vorrebbero vedere in noi.
E' molto difficile sciogliere condizionamenti ed aspettative,
trovare
intorno persone aperte e capaci di seguire il nostro modo di essere,
oppure doversi
adattare a strumenti che ci vengono offerti ma che appaiono
restrittivi. Ma quando tutto scorre, neppure le domande vengono
fuori perchè tutto è esattamente come dev'essere.

Dall'ego all'amore universale
Processo di trasformazione.
"La verità era uno specchio che cadendo dal cielo si ruppe.
Ciascuno ne prese un pezzo e vedendo riflessa in esso la propria
immagine,
credette di possedere l'intera verità.
" (Mevlana Rumi, Sec. XVI)
Questa frase sottolinea la frammentarietà con cui percepiamo noi
stessi e il mondo, pur convinti di entrare in contatto con qualcosa
di intero ed assoluto. Dimentichiamo che le apparenze, i
condizionamenti e le aspettative ci allontanano dalla nostra vera
natura, mentre in realtà dovremmo imparare che nulla ha un valore
assoluto, ed è necessario aprirsi agli altri per ricomporre ciò che
siamo e che loro sono; senza chiuderci in una pretesa verità
separata; questo è possibile solo attraverso il confronto e la
condivisione.
Quando, con il nostro sforzo, tentiamo di ricomporre quello
specchio, comprendiamo di essere spinti dalla necessità di
salvaguardare noi stessi a discapito degli altri e possiamo, allora,
cominciare a condurre una vita consapevole.
Spesso proviamo attaccamento per tutto ciò che può rappresentarci e
temiamo il giudizio altrui, senza renderci conto che siamo i primi a
giudicare, condizionati come siamo a percepire come negativo in
altri, quanto è, invece, il riflesso di noi stessi e del nostro
piccolo ego. Ma quanto investiamo per modificare i nostri
atteggiamenti? Siamo consapevoli di essere la causa delle nostre
proiezioni e reazioni?
Non sappiamo fermarci e non poniamo attenzione a quel che accade in
noi per poterci correggere. Presi come siamo ad investire energie
per la ricerca di quel che ci manca e che poi non appaga, siamo
ciechi di fronte alle potenzialità che sono in noi e che somigliano
a semi da curare e da far germogliare, semi che sono spesso: paura,
orgoglio, rancore, attaccamento e rivalsa, ma che potrebbero essere:
consapevolezza, fiducia, pace e amore.
Non comprendiamo che a ben poco serve la strenue difesa di cose
illusorie che non perdurano e che siamo soggetti alla legge dell'impermanenza;
quale verità resta dunque da difendere se restiamo attaccati alla
personalità e ad un orgoglio inutile? Un cambiamento potrebbe
avvenire se fossimo capaci di mettere a fuoco i nostri sforzi per
annullare gli argini di quel piccolo “io” ponendoci in condizione di
alimentare il Cuore.
Il Cuore ha sempre avuto importanza come contenitore di energie che
producono apertura verso gli altri. Esso non è scisso dalla mente
consapevole e soprattutto dalla volontà di manifestare unicità. Non
è una mente illusa e distratta, con i suoi inganni, attaccamenti e
percezioni erronee a doverci condurre. Nella scuola Dhyana,
Bodhidharma affermava che non è possibile trovare la verità fuori da
sé stessi e considerava la Mente-Cuore come la luce della coscienza
risvegliata che è “non originata” e “senza forma”.
In noi stessi dunque troviamo l’opportunità di essere, riscopriamo
il sentiero da percorrere ed il saper vivere, istante dopo istante,
quella ricchezza che è già in noi ed intorno a noi e, immersi in
essa, diveniamo capaci di donarla ad altre persone che l’attendono.
Rumi, autore del pensiero che ci conduce a queste riflessioni, nasce
in quel sentiero che è conosciuto come la "via del cuore" o "via
della purezza", in seno al Sufismo. Si tratta di un percorso mistico
ed ascetico che mira alla comprensione dell’amore e della verità.
Indifferentemente dal nostro cammino, tutti siamo chiamati a
maturare amore e verità. Una verità da non afferrare come unica e
separata, ma da ricomporre con cura, permettendo a noi stessi di
porgere ad altri quel che siamo ed accogliendo quel frammento di
specchio/cuore che gli altri ci possono offrire.
Che si sia credenti o che ci si tenga a distanza da un cammino
religioso, l’essere consapevoli delle nostre responsabilità circa il
dolore o l'allontanamento dall'unità o legame tra l'uomo e Dio, è
nelle nostre facoltà, così come il compiere un percorso che ci renda
soggetti attivi e capaci di trasformazione; cosa che avviene se dai
nostri istinti, o sé inferiore, siamo capaci di percorrere il
cammino che ci conduce a quella capacità di trasformarci in amore.
Per il Buddhismo, che non si pone domande circa la presenza divina,
ma mira a trasformare il dolore tramite l'impegno consapevole libero
dal vittimismo, il cammino interiore prende forma dal proprio agire
in modo retto.
E’ necessario risvegliare la nostra attenzione e le nostre energie
per raccogliere tutti quegli insegnamenti che possono aiutarci a
migliorare. Riveste soprattutto importanza la pratica della
meditazione ed un cammino che nutra la capacità di ascoltare
consapevolmente per essere presenti a noi stessi, per imparare a
lasciare andare giudizio, attaccamento, aspettative e tutte quelle
cause che generano ignoranza e dolore. E' importante l'attenzione
che poniamo al nostro respiro consapevole, l'essere capaci di
presenza nel "qui ed ora" e, poiché il passato non ci appartiene e
del futuro non sappiamo nulla, a che serve tenersi ancorati a questi
pesi inutili? E' ora, in questo preciso istante, che possiamo
respirare e prestare attenzione e mentre lo facciamo lasciamo andare
le tensioni e gli attaccamenti per scoprire gioia e fiducia.
L'ascolto profondo è il mezzo che ci permette di sciogliere le
nostre illusioni e smascherare gli inganni della mente; è uno
strumento che porta a quella trasformazione che ci fa aprire le ali
verso la vera vita.
Quando saremo in grado di offrire a noi stessi la pace interiore,
dopo aver fatto cadere le aspettative e compreso i nostri meccanismi
di difesa, facendo tacere la mente distratta per ascoltare il Cuore
risvegliato, saremo capaci di aprire le braccia agli altri; proprio
per scoprire quella ricchezza che nascondevamo per timore.
Quando amiamo, dobbiamo sciogliere ogni aspettativa e sentire che
quanto offriamo è solo per la gioia di farlo; saperci condurre verso
un cammino di gentilezza, equanimità e compassione per gli altri,
senza fare distinzioni e senza erigere divisioni, perché siamo tutti
petali di uno stesso fiore. Non è facile amare senza nulla
attenderci, ma l’amore non è merce di scambio. Essere capaci di
sciogliere ogni dualità, ogni diversità é portare la nostra acqua in
un altro fiume per farne uno solo; non dobbiamo provare attaccamento
e identificazione con un "io" o un "mio", ma essere unità,
attraverso quella compassione che è dei Bodhisattva. Possiamo
imparare ad inter-essere con equanimità, abbattendo tutti i muri che
ci impedivano di far entrare la luce della comprensione in noi.
Quando questo accade, ci rendiamo conto che siamo entrati in una
diversa dimensione dove gentilezza, accoglienza e capacità di
provare compassione sono parte di noi stessi. Avvertiamo in noi
quella trasformazione che ci conduce all'amore universale. Questo
non si lega a religioni né a principi imposti, ma ad un’esperienza
diretta da vivere con costanza.
Non smettiamo di credere nella Mente-Cuore, di vivere e di
sperimentare modi per realizzarla, di essere e di respirare... quel
che è in noi. Non facciamoci paralizzare dal timore perché per
camminare ci vuole coraggio. Per amare ci vuole la consapevolezza di
essere vivi e liberi da ogni aspettativa.
Siamo noi gli artefici del nostro presente per far fiorire il futuro
nella gioia.
Un buon cammino

Riflettere e costruire
Riflettere è un passo per comprendere e
costruire.
Perchè non si migliora il mondo per i propri figli? In realtà non
sirende migliore neppure per noi stessi e per chi coabita in esso,
seppure l'essere genitori possa fare leva per una miglore qualità
della vita; questo non sembra essere sufficiente anzi a volte spinge
a lavorare di più per produrre. Troppe le situazioni che fanno
venire meno la fiducia, che pongono dei condizonamenti e non
permettono di sentire che; nel proprio piccolo, realmente si possano
avere delle soluzioni. Eppure basterebbe un controllo della qualità
degli acquisti relativamente a cosa si introduca tra le proprie
pareti domestiche ( ci sono più veleni in una casa che in un
ambiente risaputo come insalubre), nel nostro piatto, e sulla
qualità del tempo che spendiamo per " ricaricarci". Una vita che sia
votata solo al lavoro, al produrre qualcosa che sia tangibile e
releghi come " perdita di tempo" la lettura, una passeggiata, il
contatto con noi stessi e con un dialogo amorevole con chi ci
circonda; spesso producendo sforzi solo per erigere barriere; con la
convinzione che le cose " astratte" contino poco, allontanando
quello che possa distrarre o non coltivando dei rapporti umani
costruttivi ed amichevoli per diffidenza o timore, è sicuramente un
modo, non solo per seminare male nei confronti di noi stessi ma, di
conseguenza per gli altri, non ultimi i nostri figli.
Uno sforzo produttivo nel cercare di non sprecare i beni; come
l'acqua, il tempo, il denaro e quanto sia legato alle energie è un
modo per essere capaci di collaborare con responsabilità.
Ma importante è la ricerca alla consapevolezza e alla trasformazione
per migliorare noi stessi ed il rapporto con gli altri, facendo
fiorire : gentilezza, compassione ed amore.
Quando avremo migliorato la qualità del nostro quotidiano, nello
sforzo delle piccole cose, saremo in grado di riflettere e cogliere
in cosa possiamo migliorare attimo per attimo;il nostro vivere e di
conseguenza;saper proiettare serenità e pace interiore senza dualità
per essere capaci di farne dono agli altri.. Ecco che si prospetta,
a volte un capovolgimento di valori, un rendersi conto che piuttosto
che l'accumulo di beni materiali, con conseguente stress e
discutibile valore della vita, sai da preferire il rispetto e la
conservazione; senza inutili sprechi dei beni esistenti e questo
diverrebbe anche uno strumento ( da genitori) di educazione
all'ecologia che sia capace di accorgersi di quello che abbiamo la
fortuna di avere, ma senza dimenticare di alimentare il valore
dell'" essere"; quello strumento che sappia farci condividere e
offrire con compassione il nostro sentire.

Sogni e rettitudine
Tra tante realtà e tanti sogni, solo noi possiamo adoperarci
a scostare il velo dell'illusione. Non si tratta di un percorso
di solitudine, poichè nessuno è separato; ma di quella capacità
di lettura interiore - nostra e con gli altri - capace di farci
scorgere la nostra responsabilità e il nostro modo a volte erroneo
di percepire le cose; dettato da timori, attaccamenti ed
aspettative;
e da ricomporre con rettitudine, per costruire qualcosa di migliore.

Sulle rotte dell'essere
Cogliere come non si debba caricare di aspettative o di
retrospettive
quello che è il filo sottile degli eventi ( come siamo abituati con
le congetture
della mente) in una forma dove tutto debba apparire sul piano della
" spiegazione"
e del timore di non " colpire il bersaglio" perchè la logica ci
imprigioni con le deduzioni
che rassicurino; è anche permettere a noi stessi di vivere le cose
attimo per attimo,
nel " qui ed ora" dove tutto è essenziiale e pregno di valore, dove
tutto è capacità
di convolgimento totale senza remore, dove noi stessi siamo quel
tutto che ci
alimenta di significato. Rispetto al cammino che voglia cogliere una
sorta di ascesa
dove un passo e concatenato all'altro, dove le orme incise siano il
senso perchè
la meta è dinnanzi a noi e ci si volta indietro per meglio
alimentare aspirazioni
e magari orgoglio su quanto di nuovo si sia potuto apprendere; un
cammino
dove senza retrospettiva o prospettiva futura, nell'eterno presente,
il vero valore
"è". Come a dire che non importa dove conduca la strada ma è la
consapevolezza
di essere quella strada, di scoperta e di vita nell'essere desti il
senso di quell'istante
e della sua Verità. Essere pregni di Verità non è essere superiori a
nessuno,
non si deve infatti cercare una sorta di potere o dominio in scala
gerarchica su nessuno,
quanto l'essere presenti a se stessi, al nascere, apparire e svanire
di forme/pensiero
e sopratutto del motivo del loro nascere, dalla fonte del nostro
soffrire ( per attaccamento,
aspettative, illusioni di Maya), liberarsi di queste " paranoie " è
andare alla radice dei propri meccanismi mentali, assumersene la
piena responsabilità ( piuttosto che rimandare o
giustificarsi su esperienze vittimistiche del passato o dare
responsabilità ad altri).
Siamo noi e solo noi che progrediamo, cogliamo, raccogliamo e
viviamo gli attimi,
nella speranza di saperlo fare sempre meglio, nella speranza di
assumerci responsabilità
per ogni nostro atteggiamento o scelta.
Da ragazzina per me la parola " responsabilità" era un peso, infatti
è stato nell'ambito
dell'educazione ricevuta che questa parola era usata ed abusata per
condizionare ogni mio gesto,ogni mia scelta con la famosa spada di
Damocle sul capo e metaforicamente era come essere davanti ad un
bivio per ogni cosa che, spontaneamente avrei fatto ma, frenavo per
valutare le eventuali conseguenze. Frutto di una pressione materna
che avrebbe volentieri desiderato la " bambina" perfetta da esibire
e di cui essere orgogliosa. Inutile dire che già di mio ero alquanto
timida e timorosa di non ferire gli altri, con questo atteggiamento
legato al sentirsi responsabile sarebbe stato maggiormente una
condizione di blocco o di " senso di colpa" se avessi desiderato
qualcosa di opposto alle supposte aspettative genitoriali. Devo però
dire che, oltre a permettermi di riflettere prima di agire,pur non
perdendo la spontaneità, con il tempo ho imparato a vedere oltre me
stessa per comprendere
come altri avrebbero potuto vivere i miei atti, poi relativamente il
" peso " delle responsabilità il tempo ha trasformato la mia ottica
e seppure abbia poi sviluppato ( e in forma tenace) un mio carattere
posso affermare che se in misura equilibrata si avesse contatto con
l'atteggiamento riflessivo (che esaltato sfocia in paranoia) spesso
non si avrebbe modo di pentirsi di atteggiamenti o scelte avventate
che possano in seguito alimentare sensi di colpa difficili da
sgretolare. Chi proietta paranoie spesso blocca azioni o desideri
che vede come nocivi e crede di sentire il giudizio ronzare intorno,
che altri non è che il proprio senso di colpa che come un'ombra
insegue passo dopo passo.
Nel campo della psicologia rappresenta il Super- Ego, le figura
introiettate dei genitori che condizionano e rendono "giudicante"
ogni pensiero, spesso smontando il rispetto di sè.
Questo è lontano dai criteri religiosi o spirituali ed anzi si
dovrebbe analizzare con che atteggiamento si confonda "religione" e
regole morali con quella voce genitoriale troppo opprimente che
spesso " mette in regola" e sminuisce il proprio rispetto di sè,
spesso capita di sentirsi "buon figlio di Dio" se si è ligi alle
regole ( direi rigidi nelle regole) dimenticando l'apertura del
cuore. Ogni religione ( al di là di quale fosse o chi la
rappresenti) coduce al trovare e manifestare Amore. Cosa improbabile
se si resta rigidi nelle regole della mente e delle paranoie dove il
giudizio contro di sè o problemi non risolti corrispondono anche ad
integralismo ed intolleranza perchè ci si confronta in forma
sbagliata, si divide con il giudizio piuttosto che manifestare
compassione ed amore per gli altri (anche per se stessi).
Ecco che, nella prospettiva di un cammino interiore sarebbe utile
cogliere che "vivere l'attimo" è anche allontanamento delle "colonne
di Ercole" da attraversare per giungere lontano, sulla rotta della
liberazione. Tali colonne sono il passato (ormai vissuto) che ci
pesa addosso per le scelte, i giudizi, i rimpianti e i rimorsi,
zavorra per non vivere attimi nuovi e diversi che si respirano
instante dopo istante.
Il passato e il macigno che portiamo sulle spalle e potremmo
lasciare al bordo della strada prima di proseguire. L'altra colonna
è il futuro; non sappiamo nulla di esso eppure congetturiamo,
temiamo, ci fasciamo la testa. Non pensare al futuro non significa
essere nella totale incoscienza e senza un briciolo di previdenza.
Non significa "Quant' è bella giovinezza che si fugge tuttavia ! Chi
vuol esser lieto, sia: di doman non c è certezza." sulle orme di
Lorenzo il Magnifico, significa semplicemente il vivere le cose per
come esattamente sono al momento, senza farne spauracchi ed ombre
che non ci sono. Ecco che in quest'ottica le paranoie o ombre si
possono allontanare con la luce del nostro saper discernere ed
osservare, non con la " mente che mente" ma attraverso il cuore che
legge oltre le apparenze e vive dell'attimo e delle sue emozioni. Se
volessimo cogliere quale degli emisferi cerebrali venisse
risvegliato o coinvolto troveremmo ampia partecipazione
dell'emisfero destro. Ma il raggiungimento del ponte e contatto dei
due emisferi tra mente razionale ed emozionale sarebbe il perfetto
equlibrio e il bagaglio per condividere e camminare sulle rotte
dell'essere.

Amare se stessi
Amare se stessi spesso è tacciato come egoismo, a volte è puro
spirito di sopravvivenza; ma sono realmente le nostre ferite, le
esperienze passate che disgregano l'immagine che abbiamo di noi
stessi, allora l'amore che dovremmo avere ( insegnato dai genitori)
se siamo stati trascurati potrebbe divenire rabbia inespressa oppure
apatia, senso di inferiorità e la convinzione di contare poco o
nulla per gli altri.
Il cammino di autoguarigione è lungo, a volte impiega interi anni o
cicli prima di poter capire che valiamo; a dispetto di quello che ci
hanno fatto credere, che quel vuoto che cerchiamo di riempire a
tutti i costi amando altre persone; in realtà è una voce che ci
chiede di amarci, apprezzarci, scoprire chi siamo e tutto quello che
ci hanno fatto soffocare : sensibilità, doti da non far emergere
sono la nostra essenza - va rispettata da noi stessi - e fatta
rispettare dagli altri.
Il dolore che per il buddhismo è qualcosa che noi stessi generiamo e
ci rende schiavi è il frutto di attaccamento, di aspettative, di
illusioni: sciogliendo questa schiavitù siamo realmente liberi di
essere noi stessi.
Sopratutto quanto avvertiamo che qualcosa è fonte di disagio o
dolore dobbiamo cercare in noi la causa e quando bussa avere tanta
gratitudine perchè è opportunità di crescita per liberarci dalle
bugie della mente. E' processo di guarigione che ci da la via verso
la crescita interiore; non si deve fuggire ma toccare la sua radice
che spesso è più profonda di quel che pensiamo.

Aspettative
Sono le aspettative - mano che si stringe
nel desiderio -
spesso a darci stringimenti di cuore;
a volte l'impazienza di vedere già il frutto
su un tenero germoglio.
Attesa e Speranza, nella fiducia che ogni seme
possa generare quel che conteneva è il nostro compito.
Il bimbo, o piccolo " io" si ancora alla personalità,
ma cogli quanto Amore sia presente in te, in chi
ha aperto gli occhi? Non pensare a quel che si possa
ricevere in cambio, semplicemente conduciti alla gioia
di saper amare.

Nascere ancora
Se si seminasse solo per raccogliere saremmo sul cammino delle
aspettative;
ecco che, come il buddhismo insegna - avere aspettative è una delle
cause del dolore -
Non siamo forse noi quegli individui in cerca di consapevolezza e
libertà dai condizionamenti?
Pensa cosa sarebbe se noi stessi ci condizionassimo nell'agire nella
prigione delle aspettative!
Se senti di amare, ama, se senti di fermarti, fermati e raccogli
quell'ascolto che conduca
alle cause del tuo sentire; meditare è questo viaggio di scoperta è
quell'ascolto nel silenzio
sii quello che sei e ti accorgerai allora del "se" e del"perchè"
dare agli altri sia libero
o condizionato dall' aspettarsi qualcosa in cambio. L'amore è
gratuito, non si chiede
nulla e pur esposti alle intemperie,alle incomprensioni, del mancato
riconoscimento
di quello che sei e che doni, la vera gioia è poter essere ponte che
collega la tua interiorità
con quella degli altri; non ha un vero valore l'oggetto che si offre
ma cosa esso
accompagni è quella parte di te che manifesti con tutto te stesso,il
seme d'amore
che nulla e nessuno potrebbe mai distruggere.
La vita non sconfigge nessuno, segue delle leggi immutabili e come
tutto nasce,
poi si trasforma per morire, nella sua immutabilità,essa poggia
sull'impermanenza,
sul trovare e perdere qualcosa ma malgrado questo anche il bagliore
di un attimo
ha in sè il valore infinito del Tutto. Tutti siamo parte di quel
Tutto/Amore ma immersi
in un Mondo che sotto il suo velo d'illusione ci fa credere che le
nuvole ed il buio
durino per sempre....ma l'alba ci attende per nascere ancora.

La via della felicità
Riflettendo sul cammino della mia esperienza;
che poi si accomuna a quella di tutti; potrei cogliere, ad esempio
che la Pace e
l'equilibrio si trovano se si cerca realmente, sopratutto se si è
conosciuta la " crisi".
Provo ad esprimermi malgrado l'inadeguatezza ed il limite delle
parole.
Ci sono tanti aspetti nella vita su cui riflettere in base alla
propria esperienza; uno tra essi è la consapevolezza e come ci possa
liberare la mente dalle illusioni e un altro aspetto da considerare
e da accogliere per il nostro personale percorso è invece il
principio dell'impermanenza.
Nella vita di tutti giorni è un continuo cambiare maschera, al
lavoro, con gli amici, con la famiglia perchè ci si pone sempre nel
modo che gli altri si aspettano da noi e siamo fortemente
condizionati da fattori esterni, allora è veramente difficile
riuscire ad essere se stessi.
Ad un certo punto non sappiamo piu' chi siamo realmente e si cade in
crisi; non si trova equilibrio e tra una mente che ci sollecita e
quella forza interiore che ci avverte facendoci sentire a disagio;
viene meno la capacità di leggerci dentro, di manifestare quel che
realmente siamo. Si pensa alla carriera, a far soldi, ad essere
brillanti in ogni frangente, ma riflettendo, cercando il nucleo del
nostro malessere ( che non va attribuito agli altri ma a noi
stessi), si cerca sino al punto di trovare delle risposte.
Sopratutto si coglie come tutto questo riflettere immagini come in
una miriade di specchi e personalità non corrisponda in modo genuino
a quel che siamo; nessuna di quelle sfaccettature è soggetta a
perdurare.
La vita, a volte, sembra voler porre delle sfide quasi impossibili.
C'è sempre una soluzione, bisogna solo trovarla:
Benedetta quella crisi; senza la quale non si coglierebbe come ci si
attacchi ad aspettative, alla nostra immagine; al risultato e ci si
dimentichi di quello spazio interiore solo nostro - dubbi, retto
sforzo per comprendere - e volontà.
Benedetto il nostro attimo di timore per scacciare via tutte le
nebbie e accogliere quel che possiamo essere:
Non sempre comprendiamo che più si cerca di aprire la gabbia (dove
ci gettano i condizionamenti esterni dai quali ci facciamo illudere)
e più ci sentiamo ricacciati dentro.
Sicuramente è quando troviamo l'essenziale, l'opportunità di gioire
delle piccole conquiste, delle emozioni che ci fanno sentire in pace
con noi stessi
che possiamo scorgere un barlume di felicità.
A noi avere la forza di " essere".

Quattro formine colorate - caleidoscopio
Riflettendo mi è venuto in mente come sia costruito un
caleidoscopio; quell'affascinante illusione che ci permette di
vedere quel che in realtà
non esiste. Infatti quelle che sono una manciata di formelle
colorate, attraverso un gioco di specchi ( o maschere ) ci mostra
figure incantevoli.
Non tutti sono consapevoli di avere una maschera e magari con
atteggiamento pirandelliano pensano di essere capaci di sostenere
una miriade di ruoli, un caleidoscopio che, ingannando faccia
credere vero quel che appare.
Ma non si tratta che di una manciata di formine colorate che noi
vogliamo " magicamente" trasformare.
Quando saremo capaci di guardare la realtà? Di cogliere che quelle
quattro figure colorate sono quel che siamo realmente? Che, in fondo
non sono poi tanto male anche se togliessimo gli specchi che ne
moltiplichino gli attributi? Ecco, il vero coraggio non è nel saper
ben truccare la maschera, quanto quello nel saperla togliere per
mostare a noi stessi e agli altri : fragilità, timori, attaccamenti
ed aspettative; da qui si comincia a muovere i primi passi per
accorgersi che, in fondo, anche queste ombre hanno una controparte
luminosa che non abbiamo mai osato cercare. Che la sensibilità, la
tenerezza e quella parte che pensiamo essere fragile è solo la
nostra ricchezza che temiamo.
Bellissimo essere se stessi, capire che ci accoglieranno per quello
che permettiamo di mostrare e spesso con il cuore.
Sopratutto sarebbe importante cogliere che se avvertiamo l'esigenza
di quelle maschere, se desideriamo una perfezione che non esiste è
perchè ci giudichiamo duramente e temiamo di essere giudicati - ci
difendiamo - ma a che serve difendersi quanto toccata e accolta la
realtà di quel che siamo ( le quattro formine colorate) possiamo
accogliere gli altri? Scoprire che dopotutto non siamo tanto male!
Poi è bello accorgerci che gli altri hanno delle sfumature che prima
non sapevamo guardare, presi dal nostro recitare.
Allora perchè non arricchirsi a vicenda con le nostre diversità?

Scivoloni
Da uno scivolone all'altro, condizionati
anche dalla prigionia
di credersi liberi dall'illusione ma, di fatto, essere completamente
invischiati in un nuovo condizionamento; o essere sempre nello
stesso a cui, è sin troppo facile cambiare semplicemente il nome!
Dove poggia il piede, o le mani tastano al buio è sempre un
condizionamento
nuovo, ininterrotta catena, scatole cinesi o matrioska e non sai se
sei all'interno;
dove lo spazio è angusto ma via, via potrebbe ingigantirsi
all'infinito come la tua illusione, oppure all'esterno e come per un
imbuto, lo spazio si restringe e malgrado
sembri che le illusioni perdano di consistenza ed ampiezza è anche
vero
che ti si cuciono addosso togliendo il respiro.
Non è condizione facile ed infine getteresti via persino le piccole
scaglie d'oro
che hai incontrato lungo il cammino credendo siano fasulle.
Non è facile fare i pionieri di se stessi.
Ed infatti non è facile e tutto si confonde e sovrappone;
intanto si deve essere puri, si deve amore per se stessi;
ma dove te lo insegnano? Dove si impara quando intorno sembra non si
sappia
accordare la voce interiore a questa Musica?
Tante, troppe persone soffrono e sono confuse,
tanto lavoro e tanta strada le attende, si potrebbe solo sperare e
tentare
che non scivolino e non sbaglino direzione. Che altro?


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