Progetto Primaluna

MONTECRISTO: UNA STELLA CADUTA IN MARE

Albeggiava quando io I5GWO e Giacomo IW5DOH arrivammo nel vecchio
porticciolo di Piombino. Lo sguardo all'orizzonte si perdeva nell'infinito,
tra cielo e mare. La stella polare, come un faro, sussurrava parole
melodiose all'aurora che, sorridendo, si tingeva di sole.
Dopo un cordiale saluto al nostro traghettatore, prendemmo velocemente il
largo lasciandoci alle spalle l'Elba con destinazione isola di Montecristo.
L'onda lunga ci cullava dolcemente, il sole si alzava e, piano piano,
illuminava le bianche vele che, come in un quadro, venivano sollevate in una
scia di panna montata.
Allietati da questo spettacolo e dalle storie di mare narrate dal nostro
accompagnatore,dopo circa due ore di navigazione, mentre sulla destra
lentamente sfumava l'isola di Pianosa, all'orizzonte incominciammo ad
intravedere la nostra meta.
Montecristo - tra leggenda e realtà - una stella caduta nel mare - si
presentò con tutto il suo fascino misterioso, racchiusa da una scogliera
granitica, protezione naturale verso l'invasione
irrazionale della civiltà.
Entrati nella piccola insenatura "Cala Maestra" - unico approdo dell'isola -
tra un arcobaleno di colori e una miscela di profumi dovuti alla
particolarità della vegetazione che qui cresce incontaminata, sbarcammo
aiutati generosamente dai custodi e dalle due guardie forestali Antonio e
Salvatore, che tutelano e difendono il Parco Nazionale.
Con le apparecchiature radio gelosamente custodite, percorrendo un sentiero
che si inerpica nel fitto di una flora in prevalenza mediterranea ed
esotica, arrivammo alla Villa Reale, attualmente adibita a museo.
Ci fu sufficiente una piccola perlustrazione per renderci conto che le alte
rocce che circondano e proteggono l'isola, costituivano tuttavia un grosso
ostacolo per la trasmissione e capimmo che l'unico modo per superare questa
difficoltà era di arrampicarci fino alla Terrazza Belvedere, a 350 m. di
altezza, a strapiombo sul mare.
La mattina seguente con la passione ed il coraggio che contraddistingue gli
spedizionieri delle isole, con -apparecchiature, antenne e generatore in
spalla, aiutati dai due forestali, prendemmo la via ripida che, dopo circa
un'ora di faticoso cammino, ci condusse al Belvedere.
Il sole nasceva regalandoci una visione unica,, di incomparabile bellezza;
in un mare cristallino, la Corsica e Pianosa ci apparivano in lontananza nel
bagliore giallo-ocra della scogliera nel mare.
Con il cuore pulsante, Giacomo mise in moto il generatore ed il primo
collegamento ci fece gioire: il rapporto era eccellente.
Anche le VHF ci dettero soddisfazione, facendoci dimenticare le fatiche
sostenute.
L'isola, essendo da molto tempo non attiva, fu molto richiesta; il pile-up
era forte e ci creò non poche difficoltà dovute, oltre che alla nostra
inesperienza, anche e sopratutto al caldo insopportabile di questa torrida
estate: fu proprio il caldo a
causare l'empasse al generatore il quale, arrivato a temperature
elevatissime, andò in blocco di protezione costringendoci a continuare la
trasmissione "a singhiozzo".
Nonostante ciò, riuscimmo ugualmente a lavorare i 40 metri, soddisfazione
massima per gli europei e specialmente per gli italiani.
Si realizzava così un sogno, grazie anche a tutti coloro che hanno dato
l'assenso e l'aiuto per la riuscita della piccola spedizione; in particolare
al Corpo Forestale dello Stato ed al Presidente della sezione U.I.C.
pistoiese, che ci hanno offerto la possibilità di coniugare gioielli della
tecnica e meraviglie della natura; come vorrei essere un poeta per poter
tradurre nella musica delle parole le sensazioni che ho provato nel leggere
quelle meravigliose pagine nel grande libro della vita.

I5GWO PAOLO

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