
Progetto Primaluna
RIFLESSIONI. (FRA - LUSCO E BRUSCO)
L'Occidente sembra essere il luogo della penombra, una zona in cui si fanno
oscuri sempre più i contorni di cose e persone, per colpa dell'uomo della
sua voglia sfrenata di possedere, di consumare, d'imporre, per il desiderio
di un individualismo esasperato che non lascia spazio agli altri.
Occidente arrogante, che non sa comprendere ed emargina chi non si adegua
alle sue regole, o ad esse si oppone per convinzione e cultura, che
considera sciocco chi rinuncia alla vita per un ideale, per un sogno, fosse
anche opinabile ma pur sempre un sogno.
Perché l'Occidente non sa sognare più? Perché non sa dare alla fantasia lo
spazio e lo sfogo che merita? Perché non sa infondere al battito del cuore
il respiro lungo di chi il cuore sa ascoltare e al cuore crede? Perché ha
perso il contatto con la poesia che nella vita alberga e la vita invoca?
Perché ha dimenticato l'uomo?
Nella penombra è caduto l'Occidente, si è fatta tenue la luce del pensiero,
flebile stella che spera ancora di diventare pianeta per influenzare gli
uomini e risvegliarli dal torpore e dal silenzio in cui si sono confinati,
che li rende soli e muti di fronte ad un mondo che invece ha bisogno di loro
per guardare avanti con fiducia, con la voglia, malgrado tutto, di essere
protagonista positivo del futuro.
Proprio noi, uomini d'Occidente, pronipoti di coloro che dell'Occidente
avevano fatto la culla del pensiero, del diritto, della cultura, dell'arte e
della poesia. Proprio noi che attraverso questi strumenti avevamo in pugno
il viatico per suggerire all'umanità nuovi percorsi di vita dove a guidare
l'esistenza
fosse sempre l'essere.
Noi che potremmo ancora non sentirci vinti, alzare la testa per ritrovare il
percorso perduto, tornando all'essere, ritrovando il coraggio e la voglia di
attraversare la penombra.
Oriente e Occidente, luce ed ombra, amore ed odio, contraddizioni a cavallo
fra due mondi che navigano fra turbolenze, a metà strada fra passato e
presente, fra bene e male, fra amore e dolore, fra inizio e fine.
In questo vortice di cambiamenti noi dell'Occidente guardiamo; spettatori
coscienti e increduli, incapaci di reazioni ma consapevoli di non lasciarsi
travolgere dai nuovi eventi.
Non esistono ricette, non esistono sistemi per sopravvivere; o siamo dentro,
partecipando al cambiamento, sperando, se sarà possibile, di ricominciare
con altro sentimento; o siamo fuori, subendo gli schemi, guardando con
indifferenza, prendendo le distanze, spettatori della fine.
Una musica mi riporta ad oggi: Guccini, grande profondo e vero, canta nel
suo intercalare di tosco-emiliano un inno di ieri ed oggi, ascolto e
sogno: - E devo dire, devo dire che sono forse troppo vecchio per capire, ho
perso la mia mente in chi sa quale abuso od ozio o stan mutando gli astri
nelle notti d'Equinozio. - Grande!
Ascoltare la voce della storia, per capire la contraddizione di due mondi e
due ere lontanissime ma molto attuali, con i suoi "mistici presagi" cantati
da D'annunzio:
"Ravenna, glauca notte ritulante d'oro,
ascolterò nel tuo profondo
sepolcro il Mare,
cui il tempo rapì quel lito
che da lui t'allontana;
ascolterà il grido
dello sparviero, e il rombo
della procella, ed ogni disperato
gemito della selva. "E' tardi! E' tardi!"
Solo si partirà dal tuo sepolcro
Per vincer solo il furibondo
Mare e il ferreo Fato"
PAOLO "I5GWO"